Questione di Orgoglio

21 maggio 2008

Caro Ministro Carfagna,
il 19 Maggio ha dichiarato “i miei amici omosessuali non mi dipingono una realtà così tetra per gli omosessuali del nostro Paese. Per questo, invece, sono pronta a sollecitare il nostro ambasciatore italiano presso le Nazioni Unite perché si faccia portavoce della richiesta della depenalizzazione universale dell’omosessualità” e ancora “Oggi l’integrazione nella società esiste. Sono pronta a ricredermi. Ma qualcuno me lo deve dimostrare” (Corriere.it)

Ok, è vero, in Italia l’omosessualità non è reato, siamo nel 2008 e la società è cambiata, e i suoi amici non si sentono discriminati in alcun modo. Forse ci sarebbe da dire che il settore in cui operano i suoi amici non è l’intero Paese.

Passano 24 ore e Lei se lo ricorda: “Sono cosciente – scrive – delle tante discriminazioni nelle scuole, nelle università e nei luoghi di lavoro e credo che l’Italia abbia il dovere di contrastarle con fermezza. Detto questo, però, il movimento GLBT non può pretendere per le coppie omosessuali né riconoscimenti simili a quelli garantiti alla famiglia né il patrocinio del governo a manifestazioni che rispondono più a logiche esibizionistiche che ad altro” (AGI.it)

Mi permetto di suggerirLe, Ministro, di riflettere su quanto le discriminazioni sociali – che come Lei ha rettificato esistono – trovano terreno fertile nelle discriminazioni legislative. L’Italia è uno dei pochi tra i grandi Paesi europei a non avere una legge per le unioni omosessuali, stabilendo di fatto, che esistono cittadini di serie A e di serie B. In Italia non esiste una legge che punisca le discriminazioni motivate dai gusti sessuali. In Parlamento esiste una maggioranza trasversale che ama sentirsi legata a una certa popolare religione, che impone una politica confessionale, e non solo nell’ambito dei diritti civili.

Nota per quelli che “il-gay-pride-è-solo-una-baracconata-esibizionista-poi-per-forza-che-discriminano-i-froci”: il Gay Pride è una manifestazione molto grossa che di solito dura un mese e che è composta da una serie di convegni e seminari atti ad approfondire i problemi e a sensibilizzare il pubblico; il Gay Pride viene chiuso da una sfilata finale in cui, sì, ci sono travestiti e in generale un’umanità molto varia, che i telegiornali non mancano di mostrare, ma è soprattutto composta da persone normalissime, giovani, meno giovani, uomini, donne, bambini (sì, al gay pride vengono anche le famiglie), insomma dalla cosiddetta “società civile”, che perseguono lo scopo di sensibilizzare il pubblico e la classe dirigente su un tema delicato come quello dei diritti civili.

Cari organizzatori del Pride di Bologna,
vi suggerisco di trovare un nuovo autore per il documento politico e in fretta, perché è ridicolo andare a chiedere al Ministro delle Pari Opportunità un patrocinio quando nel documento si dice – mi permetto di semplificare – che al Governo c’è una destra becera e non esiste più una sinistra capace di combattere le battaglie del movimento.

Secondo me il movimento gay deve capire che se vuole ottenere qualcosa deve dialogare con tutti, perché i diritti civili sono patrimonio di tutti, e smetterla di comportarsi come emanazione di partiti che si rifanno a ideologie spazzate via dalla storia, perché altrimenti verranno considerati semplicemente una fazione politica a cui è facile, anzi facilissimo, opporsi.

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