La condanna dei dirigenti di Google Italia per la vicenda del video del ragazzo disabile è da paese totalitario. Non sono un giurista, non so bene come si possa essere arrivati a tale sentenza, ma mi pare che i dirigenti di Google Italia siano stati considerati come editori invece che come fornitori di un servizio pubblico. Un po’ come condannare una compagnia telefonica perché un utente ha molestato un altro utente via telefono, o l’azienda trasporti perché tra i suoi clienti si aggira uno scippatore. Continua a leggere »
Categoria ‘Rete & Dintorni’
Chiusura di ThinkSecret
La notizia è triste, ed è l’epilogo della lunga battaglia giudiziaria avviata da Apple nel 2005 per scoprire i nomi delle fonti di ThinkSecret, popolare ed autorevole riferimento degli utenti mac, che più e più volte ha pubblicato anticipazioni sui nuovi prodotti Apple con molta precisione.
Nicholas Ciarelli, lo studente che curava il sito, in un breve e secco comunicato stampa, informa che ha raggiunto un accordo con Apple “che soddisfa entrambe le parti”: i nomi degli informatori non saranno fatti, ma il sito verrà chiuso.
Mi chiedo quale reale danno ThinkSecret possa mai aver provocato ad Apple, se non pubblicità gratuita.
Solidarietà al giovane giornalista.
Carenza di designers?
Kindle: nulla da dire, la risposta ad un’esigenza che si sente ogni giorno di più, ossia poter leggere l’informazione on-line su qualcosa di portatile che non ci faccia perdere (del tutto) la vista. Con in più i libri nuovi a $9.99.
Ma sono solo io a trovarlo esteticamente repellente?
Cercasi Dave disperatamente.
Daveblog.net è muto da una settimana. Dave, che da anni pubblica quotidianamente brillanti commenti su spettacolo e attualità, sembra essere sparito nel nulla, senza avvisare.
Nei commenti al suo ultimo post – ormai verso quota mille – si scatenano la paranoia e le teorie complottiste, che cominciano a venire raccolte in un blog. Pare che l’identità del nostro beniamino sia segreta a tutti e che quindi nessuno possa contattarlo per le vie tradizionali… un giallo in piena regola che ha le carte per diventare un caso mediatico.
Attendiamo sviluppi.
Update: mistero (apparentemente) risolto. È apparso un commento a nome di Dave all’ultimo post, in cui il blogger disperso tranquillizza tutti e svela il colpevole della vicenda: il router domestico.
E ora che fine faranno tutte quelle belle dietrologie che tanto ci stavano affascinando?
Zittire il silenzio dell’informazione
Come è giusto, sono state numerose ed indignate le reazioni in Rete al Decreto Gentiloni, che, pur ammantato dal mistero, si è scoperto essere il decreto attuativo di una legge approvata dalla passata legislatura. E fuori dalla rete? Applausi.
È gravissimo che l’opinione pubblica non abbia avuto un’informazione completa sui rischi che comporta la messa in atto di queste norme: stiamo assistendo alla nascita della censura di Internet. Se oggi si applica ai siti di gioco d’azzardo e pedopornografici, domani potrebbe arrivare a quelli personali e a quelli politici, imponendo una nuova barriera alla libertà di informazione dei cittadini italiani, che già ora, per la natura del giornalismo tricolore, non è delle migliori al mondo.
E dire che perfino il ministro Gentiloni, il 16 dicembre, sembrava d’accordo su quanto vado sostenendo.
Mi chiedo – e chiedo a tutti coloro che condividono con me questa preoccupazione – se non sia opportuno organizzarci in qualche modo per informare in maniera comprensibile e completa i cittadini, i politici, i media tradizionali.
Attendo i vostri pareri.
Leggete anche le riflessioni di:
ManteBlog
Dario Denni
Near a tree
Giulio Boresa
Dr. Stupid
Kenzo
Prove Tecniche di Censura
Come previsto, cominciamo. Il Ministro Gentiloni ha promosso un decreto che obbliga gli Internet Provider ad “oscurare” i siti contenenti materiale pedopornografico segnalati dalla Polizia postale. Fin qui l’uomo della strada può essere contento.
Il provvedimento merita però qualche riflessione in più. Cosa succede a questi siti? Vengono chiusi? No, restano dove sono. Semplicemente non sono raggiungibili direttamente da una connessione italiana. L’ostacolo si può aggirare semplicemente attraverso l’uso di un proxy. In che modo il provvedimento danneggia i criminali? Limitandone il mercato in Italia: sicuramente un danno, ma non tale da portare lor signori a chiudere baracca e darsi alle opere di bene.
Un provvedimento di questo tipo va ad unirsi alla pratica dei Monopoli di Stato, che ormai da tempo impongono l’oscuramento dei Casinò on-line. Di fatto il Governo decide che gli Italiani non possono accedere a determinati siti. Proprio come in Cina. Naturalmente qui è qualcosa di circoscritto, ma imporre ai provider la costituzione di un sistema che consenta allo Stato di poter oscurare un sito in poche ore è qualcosa che fa temere per le libertà democratiche, oltre ad essere poco efficace ai fini che si propone.
Molti stanno sollevando perplessità di natura tecnica: il trattamento di indirizzi dinamici o di indirizzi che offrono accesso a più siti causerà l’oscuramento di contenuti che non avranno nulla a che fare col materiale incriminato.
Si perseguano le attività illecite, si chiudano fisicamente i siti che le ospitano e si processino i responsabili, si intensifichi la collaborazione con le polizie degli altri stati, ma non si usi la scusa della lotta contro un crimine odioso per trasformare lo Stato in un genitore che decide cosa è bene e cosa è male per i propri cittadini.
La Cina è vicina
Quando un paio di giorni fa ho letto la notizia ho strabuzzato gli occhi. E non avrei dovuto: alla fine siamo in Italia e dovrei essere preparato a tutto.
Alcuni legali rappresentanti di Google Italia sono stati iscritti nel registro degli indagati con l’accusa di concorso in diffamazione aggravata, nell’ambito della vicenda del video del ragazzo disabile di Torino.
Credo sia chiaro a chiunque conosca Google video o servizi simili che un controllo preventivo dei contenuti è impossibile, per cui ci si dovrebbe chiedere se l’azione della magistratura è semplicemente un atto dovuto, oppure frutto di ignoranza in materia, o ancora necessità mediatica di un capro espiatorio, perché dare colpa dei mali della società a Internet o ai videogiochi è comunque molto comodo.
Tanto è vero che esponenti del Governo di sinistra invocano norme più severe che regolamentino l’accesso alla Rete e l’uso dei videogiochi. Beh, in Cina funziona discretamente, perché non importare la pratica?
Mi chiedo se il Governo si porrà anche il problema di mettere al bando (per esempio) le armi giocattolo, che istigano alla violenza, o l’allegro chirurgo, che presenta la chirurgia come atto voluttuario, o i Furby, pupazzi parlanti chiaramente posseduti dal Maligno, o se vorrà trovare qualche sistema per inibire l’accesso degli adolescenti ad altri pericolosi mezzi di espressione, per esempio i cellulari.
La libertà di espressione non è facile né da accettare né da gestire, ma è un bene prezioso che va protetto, anche quando qualcuno ne abusa. Questi abusi non devono essere il pretesto per una repressione generalizzata, che non dovrebbe trovare posto in un paese realmente democratico.























